Sotto una pioggia battente all’Ullevaal Stadion di Oslo, l’Italia incassa una delle sconfitte più umilianti della sua storia recente: un netto 3-0 inflitto da una Norvegia brillante, cinica, veloce e determinata, che non solo ridimensiona gli azzurri ma li mette già spalle al muro nella corsa verso i Mondiali del 2026. Un esordio da incubo per la Nazionale di Luciano Spalletti, che si trova a zero punti, con un passivo pesantissimo nella differenza reti, e costretta ora a rincorrere disperatamente un primo posto nel girone che sembra già irraggiungibile. La Norvegia, al contrario, comanda il Gruppo I a punteggio pieno con 9 punti e una differenza reti di +10, consolidando le proprie ambizioni e avvicinandosi a una qualificazione che manca da Francia ’98. L’Italia invece rischia di vivere l’ennesimo incubo sportivo, quello di un’altra mancata partecipazione a un Mondiale, dopo i clamorosi fallimenti del 2018 e del 2022.
La partita si è messa subito male per gli azzurri, trafitti già al 14’ da un gol chirurgico di Sorloth, servito con grande lucidità da Nusa dopo un’accelerazione devastante sulla fascia sinistra. L’Italia, pur tentando di mantenere il controllo del gioco attraverso il possesso palla, si è rivelata completamente inefficace in fase offensiva. Le azioni manovrate non hanno prodotto alcun pericolo per la porta norvegese, difesa da un Nyland mai seriamente impegnato per l’intera durata dell’incontro. I padroni di casa invece hanno dimostrato come velocità, verticalità e cattiveria sotto porta possano fare la differenza. Al 34’ è stato lo stesso Nusa, protagonista assoluto del match, a firmare il raddoppio con una splendida azione personale: dribbling su Rovella e Di Lorenzo, rientro sul destro e tiro a giro che non ha lasciato scampo a Donnarumma. Ma il colpo di grazia è arrivato prima dell’intervallo, con il terzo gol firmato da Erling Haaland. Invisibile per tutta la prima mezz’ora, il bomber del Manchester City ha approfittato di un filtrante geniale del compagno Odegaard per presentarsi davanti a Donnarumma, superarlo con freddezza e depositare in rete a porta vuota.
Nella ripresa, Spalletti ha tentato di cambiare l’inerzia del match inserendo Frattesi per un inconsistente Rovella, ma il copione non è cambiato. L’Italia ha continuato ad avere un possesso sterile, lento e prevedibile, mentre la Norvegia ha colpito un palo con un tiro da fuori di Berge e ha sfiorato più volte il poker. Il primo tiro in porta degli azzurri è arrivato solamente al minuto 92, con un colpo di testa debole e centrale di Lorenzo Lucca: un dato che fotografa alla perfezione il disastro tecnico, tattico e mentale della serata. Troppo poco, troppo tardi. L’Italia ha perso nettamente in tutte le zone del campo: sulle fasce, a centrocampo, in attacco, in concentrazione e, soprattutto, in spirito. Il confronto è stato impietoso. La squadra di Spalletti è sembrata impaurita, priva di idee, scollegata nei reparti, incapace di reagire al primo colpo subito.
A fine gara il CT Spalletti ha provato a difendere il gruppo, ma le sue parole sono apparse vuote, meccaniche, incapaci di dare un vero senso a quanto accaduto. Ha parlato di “regali evitabili”, ha sottolineato le difficoltà a campo aperto e la mancanza di calciatori capaci di saltare l’uomo, ma ha anche ribadito l’intenzione di andare avanti con questo progetto. Un progetto che, però, appare già logoro. E le sue parole non sembrano aver convinto né il pubblico né gli addetti ai lavori. Donnarumma, uno dei pochi a metterci la faccia nel post-partita, ha parlato apertamente di necessità di esame di coscienza, affermando con dolore che “queste partite non sono accettabili”. Il portiere azzurro ha chiesto compattezza e unità, ma ha anche riconosciuto che la reazione deve partire dai giocatori stessi. Dichiarazioni sincere, ma che tradiscono un clima pesante, di smarrimento e tensione.
L’Italia, al momento, è a zero punti con una differenza reti di -3. Per sperare nel primo posto, l’unico che garantisce l’accesso diretto al Mondiale, dovrebbe vincere tutte le prossime partite, possibilmente con larghi scarti, e ribaltare il 3-0 subito contro la Norvegia nello scontro diretto di ritorno previsto per il 16 novembre. Uno scenario a dir poco utopico. Più verosimile, invece, la prospettiva dei playoff: un girone di semifinale e finale secca contro altre seconde classificate, come già accaduto tragicamente nelle gestioni Ventura e Mancini, quando l’Italia fu estromessa rispettivamente da Svezia e Macedonia del Nord. Esperienze che pesano ancora come macigni nella memoria collettiva del calcio italiano. E adesso quel fantasma torna a fare paura.
In questo contesto di caos, si fa strada anche il tema dell’allenatore. Luciano Spalletti è ancora l’uomo giusto per guidare la Nazionale? Per molti, la risposta è negativa. La sua esperienza in azzurro, fin qui, è stata deludente: un Europeo fallimentare, segnato da spaccature nello spogliatoio e nessun vero segnale di crescita; una Nations League vissuta tra alti e bassi e ora una debacle assoluta al primo esame davvero importante. Il feeling tra il gruppo e il commissario tecnico non è mai nato, come dimostrano i tanti silenzi, i malumori e le mezze frasi circolate negli ultimi mesi. Perfino Gigi Buffon, team manager, aveva riflettuto a lungo sull’ipotesi di dimissioni dopo gli Europei. Ora il disastro di Oslo potrebbe rappresentare la goccia definitiva.
Al di là del giudizio tecnico, proseguire con Spalletti potrebbe rivelarsi un atto di puro autolesionismo. La Nazionale ha bisogno di una scossa, di una nuova guida, di un nome che unisca e che sappia compattare il gruppo. Ed è qui che spunta il nome clamoroso di Claudio Ranieri. Ufficialmente ritirato, con il patentino restituito e una promessa fatta alla moglie di dedicarsi ai viaggi, Ranieri è però considerato da molti l’unico in grado di riportare ordine, autorevolezza e unità in un gruppo spaccato. Reduce da un’impresa leggendaria con la Roma – la salvezza con una squadra tecnicamente limitata – il tecnico romano potrebbe incarnare l’idea di un “governo tecnico” della Nazionale, un traghettatore esperto e carismatico per condurre l’Italia ai playoff e tentare il tutto per tutto per un biglietto per il Nord America. Un’operazione disperata, ma forse non impossibile. Ranieri ha già scritto storie incredibili. L’Italia lo chiama. E forse anche la signora Ranieri, questa volta, capirà.
La disfatta contro la Norvegia deve essere un punto di svolta. O si cambia rotta adesso, oppure si rischia di rivivere per la terza volta l’incubo peggiore per un Paese campione d’Europa nel 2021: guardare i Mondiali da casa. Sarebbe un trauma sportivo senza precedenti. Serve lucidità, serve coraggio, serve umiltà. E serve, subito, una guida capace di risollevare una Nazionale che, così com’è, sembra già fuori.

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